Verso la moratoria: il 16 novembre tutti sotto al municipio!

Dopo oltre tre anni di battaglie per il diritto ad una casa, ad una vita degna,...

26 denunce per il corteo del 7 febbraio. La parola agli antifascisti

A poche ore dall'ennesima parata neofascista autorizzata dalla questura di...

  • Verso la moratoria: il 16 novembre tutti sotto al municipio!

  • 26 denunce per il corteo del 7 febbraio. La parola agli antifascisti

  • Dal presidio alla sede pavese della Regione, NO alla legge Maroni sulla casa!

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Movimento Pavia
In tribunale una nonna,una madre di famiglia e attivisti perchè si opposero allo sfratto

Si celebra giovedì mattina (8/9/16) il primo di una lunga fila di processi contro compagni e solidali attivi nella lotta per l'abitare.
Quattro fra questi, nella primavera del 2013, per evitare che due famiglie con minori finissero in mezzo a una strada, parteciparono a un picchetto antisfratto ritrovandosi davanti alle abitazioni delle due famiglie in viale Cremona per cercare di evitare il peggio e consentire quantomeno ai bambini di portare a termine l'anno scolastico in casa propria e non in mezzo alla strada. Per questa ragione verremo processati giovedì e per questa ragione non saremo soli in tribunale ma avremo al nostro fianco famiglie sfrattate, sotto sfratto e solidali, per dimostrare che ciò che si cerca di far passare per criminale è invece una battaglia di civiltà, fatta nel nome dei diritti di tutti i cittadini ad avere una casa e condizioni di vita dignitose. Per questa ragione, nonostante l'ondata di denunce e di decreti penali di condanna, non abbiamo mai fatto un passo indietro nonostante le accuse e le intimidazioni della questura di Pavia, e non lo faremo, perché sappiamo che dove la crisi morde, dove le istituzioni sono complessivamente inadeguate a soddisfare i bisogni dei cittadini, perché troppo impegnate a farsi i propri affari, solo l'autorganizzazione e la solidarietà tra subalterni possono aprire uno spiraglio di cambiamento nello stato di cose presente. Per questo invitiamo solidali, organi di informazione e cittadini a non sottovalutare questa lotta e la lunga ondata repressiva che l'ha colpita, non casualmente. Tra gli imputati una nonna e una mamma che hanno deciso di non arrendersi e di dire basta agli arbitrii della questura di Pavia. Cogliamo l'occasione per annunciare, proprio in questo contesto, che siamo felici di ospitare, venerdì 23 settembre a Pavia, presso la sala conferenze del Broletto alle ore 21, la nota militante no tav Nicoletta Dosio, un'altra donna che ha deciso di lottare e di non arrendersi ai diktat della questura di Torino, rifiutando di accettare le misure repressive a lei imposte. Perché abbiamo deciso di resistere e di stare con chi resiste e non si arrende.
Vi aspettiamo quindi al tribunale giovedì mattina ore 9,30

Video dello sfratto : https://youtu.be/mWk0gJtkeVQ



 
Celo libre!

Il prossimo 14 gennaio il tribunale di Milano si esprimerà sulla possibilità di Marcelo di continuare a vivere libero nel nostro paese. Marcelo è un ragazzoproveniente dall'Ecuador, arrivato oltre dieci anni fa in Italia dove ha raggiunto la madre. Qui in Italia ha lavorato, ha studiato, si è sposato. Ma non basta per avere il diritto, anzi per qualcuno il privilegio, di rimanere da essere umano e cittadino libero sul territorio italiano con un permesso di soggiorno valido. Il motivo, ovvero la "colpa" di Marcelo non è difficile andarla a trovare: si è sempre impegnato in prima persona, a Milano e non solo, per cambiare le cose, per combattere lo sfruttamento e la miseria che ci vogliono far credere siano condizioni naturali con cui gran parte della popolazione deve rassegnarsi a convivere. Come tanti compagni e compagne negli ultimi anni non è rimasto a guardare: sia che si trattasse di lottare insieme alla popolazione della Val di Susa contro l'alta velocità e lo spreco di denaro e gli effetti disastrosi che si porta dietro; sia che si trattasse di partecipare alle battaglie per il diritto allo studio o a quelle di operai in
sciopero per i loro diritti e la dignità sul posto di lavoro; sia quando si è trattato di organizzarsi per la difesa del diritto alla casa, che se non resta una vuota affermazione di principio si traduce in difesa concreta da sfratti e sgomberi e riappropriazione dell'immenso patrimonio immobiliare lasciato all'abbandono, specie in una città come Milano e nello specifico nella zona del Giambellino e del Lorenteggio. Marcelo paga per questo, come tanti che portano avanti le stesse lotte in tutta Italia, come troppi migranti per i quali oltre alla repressione "normale" si aggiunge il costante ricatto di perdere il permesso di soggiorno se si rimane senza lavoro o se non si "riga dritto". A Pavia abbiamo purtroppo avuto la prova di quanto sia urgente denunciare pubblicamente e lottare contro questo tipo di soprusi, quando a un nostro compagno, ragazzo di origine albanese ma cresciuto nella nostra provincia, è stata negata la cittadinanza italiana da parte del Ministero dell'interno per una semplice indagine in corso (avviata sulla sola base delle ricostruzioni della Digos cittadina e dei carabinieri) relativa alla partecipazione ad un picchetto antisfratto nell'aprile 2013. Rilanciando l'appello dei compagni e delle compagne di Marcelo per l'appuntamento del 14 gennaio davanti al Tribunale di Milano, e invitando tutti  a condividerlo e diffonderlo, a lui esprimiamo tutta la nostra vicinanza e complicità. #celolibre #rompereilricatto

 

 
Verso la moratoria: il 16 novembre tutti sotto al municipio!

Dopo oltre tre anni di battaglie per il diritto ad una casa, ad una vita degna, in cui ad ogni picchetto antisfratto, ad ogni presidio, corteo, gazebo, volantinaggio, accampata abbiamo portato con noi la richiesta di un blocco delle procedure di sfratto per tutti gli inquilini impossibilitati a pagare, finalmente il sindaco ha deciso di formalizzare una richiesta in tal senso al prefetto.

Il fine di un blocco degli sfratti è quello di evitare che una famiglia morosa si trovi a essere sbattuta in mezzo a una strada. Se è vero che questo è tanto più grave nei mesi invernali, crediamo sia una prospettiva che istituzioni che abbiano realmente a cuore gli interessi dei cittadini debbano evitare in ogni caso, perché l'idea di vivere per strada non è accettabile neanche d'estate. Il provvedimento del prefetto, quindi, dovrebbe andare nella direzione di permettere alla famiglia sotto sfratto di passare dalla casa privata a quella popolare o ad altra struttura temporanea fornita dai servizi sociali. Sindaco e prefetto non si nascondano dietro cavilli giuridici: la legge nazionale che regola la graduazione della forza pubblica in casi di morosità parla precisamente di “percorsi di
accompagnamento sociale per i soggetti sottoposti a sfratto”.

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26 denunce per il corteo del 7 febbraio. La parola agli antifascisti

A poche ore dall'ennesima parata neofascista autorizzata dalla questura di Pavia vorremmo prendere parola come antifascisti in merito alle ritorsioni della questura nei confronti di chi lo scorso sette febbraio è sceso in piazza per difendere i valori di libertà, antifascismo e antirazzismo scritti col sangue dei partigiani uccisi dai nazifascisti in questa provincia.

Vogliamo dare la nostra lettura di quella giornata onde evitare facili strumentalizzazioni e per restituire alla nostra scelta di scendere in piazza quel giorno il senso che le spetta, a maggior ragione dopo aver appreso della chiusura delle indagini per 26 persone con diversi capi d'imputazione e addirittura un foglio di via (triste e vergognosa eredità del fascista codice Rocco) per un compagno bergamasco: le denunce vanno da resistenza a pubblico ufficiale ad interruzione di pubblico servizio, passando per oltraggio, travisamento, accensioni pericolose e manifestazione non autorizzata.

Quel giorno, infatti, Pavia è stata infangata da un presidio organizzato da Casapound, partito che si professa apertamente fascista, che ha visto la partecipazione, sotto le lapidi ai martiri partigiani in piazza Italia, di squadristi provenienti da tutta la Lombardia, inclusi i picchiatori che solo poche settimane prima avevano sprangato a Cremona il compagno antifascista Emilio, mandandolo in coma.

I sinceri antifascisti quel giorno si sono rifiutati di abbassare la testa di fronte a una così grave provocazione, affermando che scendere in piazza era un atto dovuto perché un compagno stava ancora lottando tra la vita e la morte proprio per colpa di Casapound.

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Dal presidio alla sede pavese della Regione, NO alla legge Maroni sulla casa!

Oggi l'assemblea per il diritto alla casa è stata alla sede pavese della regione Lombardia per esprimere il suo no al disegno di legge regionale sulla casa che domani verrà portato in giunta. Prossimo appuntamento lunedì 16 novembre ore 21 sotto al municipio in occasione del consiglio comunale sul tema casa.

Dal sito di Radio Onda d'Urto, il link per ascoltare le corrispondenze su questa iniziativa e su un contemporaneo picchetto antisfratto in Valle Camonica

La Giunta Regionale della Lombardia sta approvando una nuova legge sulle case popolari.

D’ora in avanti le case ALER non saranno destinate ai cittadini bisognosi e impossibilitati ad affittare una casa a prezzo di mercato; se dovesse passare la legge voluta da Maroni, solo una parte delle case popolari dell’ALER saranno destinate ai cittadini poveri. Il resto del patrimonio sarà venduto oppure verrà diviso tra ALER e cooperative e da questi affittato allo stesso prezzo dei privati e dei palazzinari.

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Va avanti alla Rhiag la lotta contro i licenziamenti politici

sizianoGiovedì scorso, 8/10, c’è stato un nuovo passo in avanti nella lotta degli operai licenziati dalla Rhiag di Siziano, logistica di ricambi per auto, con una mattinata di blocco dei camion davanti ai cancelli. A oggi è l’ultimo episodio di una battaglia partita lo scorso inverno con uno sciopero contro salari e condizioni di lavoro inaccettabili: dopo il successivo licenziamento degli iscritti al S.i. Cobas che avevano organizzato la lotta in magazzino, a fine marzo c’è stato un nuovo blocco delle merci con l’aggressione (rispedita al mittente) da parte di capi e crumiri nei confronti del picchetto, per arrivare alla vittoria nella causa per l’illegittimità del licenziamento. Questo non si è potuto tradurre in un reintegro per i 10 lavoratori coinvolti dato che guarda caso nel frattempo chi doveva riassumerli ha dichiarato il fallimento per mandare avanti il lavoro con altre ragioni sociali, con la solita girandola di cooperative. Giovedì la Rhiag è stata bloccata nuovamente grazie alla determinazione dei licenziati e alla solidarietà espressa nei fatti da parte di decine di altri operai organizzati col S.i. Cobas provenienti da logistiche e fabbriche della zona e altri solidali arrivati ai cancelli. A quel punto il consorzio che gestisce il lavoro per la Rhiag ha dovuto per forza concedere un incontro ma è chiaro che solo proseguendo la lotta e facendo valere tutta la forza solidale che sta al loro fianco i licenziati potranno ottenere una reale vittoria: invitiamo quindi tutti a restare collegati e a dare il proprio appoggio.

 
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